Ho saputo che c’eri…

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“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo al buio con gli occhi spalancati e d’un tratto in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. Ed è stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore”.

Così Oriana Fallaci inizia una delle sue opere più belle e commoventi: Lettera a un bambino mai nato. Capolavoro letterario che ha segnato la vita di generazioni di donne.

Ho pensato questo quando ho letto il referto delle analisi.

Per mesi, anzi anni, mi sono chiesta come sarebbe andato questo momento, cosa avrei pensato scoprendo la tua esistenza. Ed è andata in modo strano. In quell’istante mi sono passate per la mente le parole di Oriana Fallaci, ma per la prima volta mi sono sentita distante anni luce da quella che è sempre stata la mia fonte di ispirazione (di vita e professionale).

No. Tu non sei una goccia di vita scappata dal nulla. Tu sei un dono, un regalo, un sogno desiderato per anni e finalmente vero. La tua vita non è un caso, non è arrivata dal nulla. Sei stato cercato, voluto, immaginato ancor prima che di te esistesse la sola prima unica cellula.

E la consapevolezza della tua esistenza non è arrivata “d’un tratto nel buio”. Ma è passata per giorni infiniti di attese, per mesi di tentativi, per speranze terminate in lacrime, per determinazione e ostinatezza nel volerti e continuare a cercarti. Quella stessa forza che ci ha fatto andare avanti anche se intorno a noi il mondo non è dolce, che ci ha fatto insistere, continuare senza demordere anche quando lo sconforto si impadroniva di noi e tutto sembrava crollare.

Anche a me, come a Oriana, si è fermato il cuore. E non perché una fucilata mi aveva colpito, ma perché tu non eri più un sogno, perché esistevi e avevi scelto proprio noi. Perché da quel momento in poi ti avremmo amato e protetto più di ogni altra cosa al mondo.

Sono stati giorni duri e difficili e lo saranno anche quelli che ci aspettano. Abbiamo iniziato seguendo la strada più difficile, quella più complicata. Ma tu ci sei e ci hai già lanciato un messaggio: ti stai attaccando alla vita e noi faremo quanto è in nostro potere perché tutto vada bene.

Avevo sempre sognato questo come il momento più bello e più sereno della mia vita: sapere che c’eri, che stavi bene e che tutto era bello e felice. E invece la nostra storia insieme inizia con tanta paura e timore di non farcela.

Il giorno del mio compleanno (32 anni) ho fatto gli esami del sangue. Sarebbe dovuto essere il giorno più bello. E invece quel risultato era molto diverso da ciò che ci aspettavamo. C’eri, ma il valore della Beta Hcg non era quello giusto. Era basso, troppo basso. Appena 41. Da lì due giorni di ansie e paure, immaginando tutte le ipotesi più brutte.
Oggi a due giorni di distanza abbiamo ripetuto gli esami. Secondo i dati medici al di sotto dei 1200, il valore dovrebbe raddoppiare ogni 2 giorni. Noi partivamo già da un valore bassissimo, indice di tante eventualità orrende. Perché ci fosse almeno una minima speranza di farcela, serviva almeno un 100. E tu hai iniziato a farti sentire, hai sentito le nostre ansie e ci hai risposto, dandoci un messaggio chiaro e forte: un 151. Più del triplo del valore iniziale e quasi il quadruplo. Ci sei, esisti, sei vivo, ti aggrappi alla vita e vuoi restare con noi. Abbiamo altre infinite prove da superare, ogni esame sarà un bivio: bene o male. E le tue mamme saranno lì accanto a te ad affrontarle. E superarle.

Noi faremo di tutto per restare con te ed essere la tua famiglia.

Anche tu ci hai fatto fermare il cuore. Ma non per una fucilata. Per una gioia immensa, la certezza della tua esistenza e per l’amore immenso che già proviamo per te.

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