E poi… voi!

La gioia più grande prima o poi arriva. Due anni fa non credevo a chi mi diceva che non dovevo smettere di crederci, che sarebbe arrivato anche il nostro momento e che anche noi saremmo un giorno diventate genitori.

E invece oggi dico che è tutto vero, che prestissimo diventeremo mamme e che basta un attimo per cancellare tutto il dolore e la tristezza di anni di fallimenti, test negativi, illusioni e infinito dolore.

Dall’ultimo articolo scritto su queste pagine virtuali ne sono successe di cose. Sono stati tempi difficili, pieni di tante speranze che si alternavano alle ormai solite e ben conosciute lacrime. A maggio 2016 abbiamo provato un transfer da congelati degli ultimi embrioni che ci rimanevano dalla Fivet di Marzo. Erano 4, ma solo 2 sono sopravvissuti allo scongelamento. Manco a dirlo: ennesimo negativo.

A quel punto non avevamo più nulla che ci legava a quella clinica, se non brutti ricordi, dispiaceri e speranze disattese. Così abbiamo deciso di buttarci in una nuova avventura: altra città, altro centro, altri dottori, stesso desiderio immenso di diventare mamme.

Ad agosto eravamo a Barcellona per la seconda Fivet: tanta speranza ed ennesima delusione. Una sola blastocisti ottenuta e trasferita in quinta giornata con l’ormai solito esito negativo. Purtroppo questo tentativo ha segnato peró uno spartiacque nel nostro percorso perché è stata la conferma che i miei ovuli erano di scarsa qualità. Proprio io, che fin dall’adolescenza desideravo un figlio più di ogni altra cosa al mondo, avevo enormi difficoltà a rimanere incinta con i miei ovuli.

É stato allora che si è aperta davanti a noi una strada che non avevamo mai considerato fino a quel momento: la Ropa, un trattamento molto particolare possibile in Spagna e dedicato alle coppie di donne che vogliono un bambino. Una delle due donne procede con la stimolazione ovarica e il pick-up, la compagna si sottopone invece al transfer embrionario dopo che il laboratorio della clinica ha pensato alla fecondazione in vitro -grazie al seme di un donatore anonimo- e alla coltura degli embrioni. In questo modo la prima sarà la mamma genetica (il figlio avrà infatti il suo corredo cromosomico) e la seconda invece sarà la mamma che porterà avanti la gravidanza.

Pur conoscendo altre coppie che la avevano già scelta, non avevo mai pensato a questa come alla nostra strada per diventare genitori e all’inizio non è stato facile per me affrontare quello che ho vissuto come un vero e proprio lutto: rinunciare a un figlio nato dai miei ovuli.

Però con il tempo che passava ho rivalutato tutto, l’amore che mi unisce alla mia compagna si è rafforzato e l’idea di un figlio nato attraverso la Ropa acquisiva sempre maggior significato. Quella che prima era una rinuncia (i miei ovuli, appunto), adesso era diventata una vera e propria scelta d’amore. Entrambe potevamo essere mamme allo stesso modo e con la stessa intensità. Io avrei portato nella mia pancia il bimbo nato dal patrimonio genetico della donna che amo e con cui ho deciso di trascorrere il resto della mia vita. Non abbiamo mai avuto alcun dubbio sul fatto che in qualsiasi modo saresti arrivato, saresti stato figlio di entrambe in egual misura e senza alcuna distinzione o differenza, ma avere un figlio che fosse “biologicamente” figlio di entrambe era un’opzione a cui non avevamo mai pensato e che adesso assumeva un fascino tutto particolare. Forse era proprio questa la nostra strada e forse proprio per questo abbiamo dovuto vivere tutto il dolore e le sofferenze degli anni scorsi. Per arrivare a te in un modo nuovo, che non avevamo considerato prima di allora e che invece ci apparteneva dall’inizio, anche se ancora lo ignoravamo.

Così, dopo vari accertamenti e problemini rilevati e poi curati (isteroscopia e biopsia dell’endometrio da cui è emersa iperplasia dell’endometrio, che ha richiesto 3 mesi di cura), a maggio 2017 siamo partite alla volta di Barcellona per il nostro sesto tentativo. Mamma M. ha fatto la sua prima stimolazione (andata molto bene) da cui abbiamo ottenuto 12 ovociti, tutti fecondati grazie ai semini del nostro super donatore. Parallelamente io ho seguito una cura per preparare l’endometrio al transfer embrionario, in modo che al momento giusto fosse pronto ad accogliere le nostre blastocisti.

Ricordo ancora i discorsi fatti insieme la sera prima del transfer, quando ancora non sapevamo quante blastocisti sarebbero state di buona qualità e quindi adatte al transfer. Da quel dato sarebbe dipeso il numero di embrioni che avremmo deciso di trasferire: una scelta importantissima per la nostra famiglia, visto poteva significare di avere 0, 1 o 2 figli tutti in una volta. Alla fine abbiamo deciso di trasferire 2 embrioni nel caso in cui ne avessimo ottenuti almeno 3 di buona qualità. Questo perché volevamo massimizzare le possibilità di avere un bambino, ma volevamo in ogni caso avere altre possibilità future di ritentare un transfer.

La mattina seguente durante il colloquio con la dottoressa della clinica, abbiamo ricevuto una bellissima notizia: ben 4 embrioni erano arrivati allo stadio di blastocisti ed erano adatti al trasferimento. Altri 4 erano in osservazione e avremmo saputo il loro destino entro il giorno dopo (di questi, poi, siamo riuscite a congelarne altri due). La mattina del transfer avevamo quindi già 4 possibilità di diventare mamme e altri 4 embrioni potevano unirsi al nostro piccolo esercito di blastocisti.

Abbiamo così deciso di trasferire due embrioni e, grazie alla comprensione della clinica (non sempre lo permettono visto che le gravidanze gemellari sono sempre più complicate di quelle singole), così è stato. Ci siamo innamorate di voi fin da quando, la mattina del transfer (il 21 maggio 2017), vi abbiamo visto per la prima volta su quello schermo. Non eravate nulla, se non due minuscoli ammassi di cellule che “facevano le bollicine” (come abbiamo detto noi), eppure noi vi cullavamo nel cuore, come foste già i nostri meravigliosi bambini.

Oggi siamo alla 34esima settimana di gravidanza compiuta. Le due meravigliose blastocisti che “facevano le bollicine” quella domenica mattina sono diventate due bambini che scalciano dentro di me e che verranno alla luce tra meno di tre settimane.

Per la gioia nostra e di tutte le persone che ci circondano, siete un maschietto e una femminuccia, vi chiamerete A. (maschietto) e L. (femminuccia), godete di ottima salute e sembra abbiate tantissima voglia di venire al mondo con anticipo.

E’ vero quel che diceva la clinica (e anche la nostra ginecologa): le gravidanze gemellari sono complesse e difficili, le complicazioni sono maggiori, così come gli effetti collaterali di ogni gravidanza sono molto amplificati. Mi trovo alla fine dell’ottavo mese, e posso dire che solo due sono stati i mesi di questa gravidanza in cui sono stata bene e mi sono davvero goduta la mia condizione: agosto e settembre (rispettivamente il quarto e il quinto mese). Da fine novembre sono a riposo assoluto, a causa di minacce di parto prematuro (il collo dell’utero si è vertiginosamente accorciato e la possibilità di un parto pretermine è davvero concreta), eppure rifarei tutto. A costo di stare male tutti e 9 mesi ancora una volta, rifarei tutto altre mille volte.

Io e mamma M. non vediamo l’ora di conoscervi! Il parto è programmato per il 15 gennaio. Riuscirete a resistere? L’idea di dover correre in urgenza in pronto soccorso non mi entusiasma, preferisco far le cose con calma e in maniera programmata… Dai, abbiate ancora un po’ di pazienza: il 15 gennaio mi sembra proprio una bella data per incontrarci e non lasciarci mai più!!

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